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Responsabilità dei professionisti e pronuncia della Cassazione: serve equilibrio normativo

Sole 24 Ore
14 Marzo 2026

La recente ordinanza della Corte di Cassazione che ha riacceso il dibattito sulla responsabilità dei professionisti fiscali sta generando preoccupazione tra operatori, accademici e associazioni di categoria. Il tema riguarda, in particolare, il possibile ampliamento della responsabilità penale dei commercialisti nei casi di violazioni tributarie commesse dai clienti.

Nel dibattito pubblico, dopo la decisione della Suprema Corte, è intervenuto anche Alessandro Dagnino, che ha offerto, dalle pagine de “Il Sole 24 Ore” in un articolo a firma di Alessandro Galimberti, una riflessione che invita a mantenere equilibrio tra esigenze di controllo fiscale e tutela del ruolo dei professionisti.

Secondo Dagnino, è corretto ribadire un principio fondamentale: il commercialista, così come ogni professionista, deve sempre operare nel rispetto della legge e della correttezza fiscale. Tuttavia, l’interpretazione estensiva della responsabilità penale rischia di produrre effetti distorsivi se non viene accompagnata da una chiara delimitazione delle condotte effettivamente punibili.

«Occorre evitare che la disciplina della responsabilità per concorso nel reato diventi uno strumento eccessivamente ampio, capace di colpire chi svolge un’attività di supporto alla compliance fiscale senza trarre alcun vantaggio dall’eventuale illecito».

Il rischio, infatti, è che una responsabilità modellata sul concorso nel reato tributario finisca per non distinguere adeguatamente tra chi partecipa consapevolmente a una frode e chi invece svolge un’attività tecnica di trasmissione o assistenza professionale.

Per Dagnino, il punto centrale è garantire una corretta graduazione delle responsabilità, evitando che l’attività di consulenza venga assimilata a quella di chi organizza o realizza materialmente l’illecito fiscale.

Proprio per questo, il dibattito politico e istituzionale che si è aperto nelle ultime ore – con la richiesta di un intervento normativo chiarificatore – rappresenta un passaggio importante. Una riforma mirata potrebbe infatti definire meglio i confini tra responsabilità professionale, obblighi di vigilanza e concorso nel reato, tutelando allo stesso tempo l’efficacia del sistema fiscale e il ruolo dei professionisti.

Come sottolinea Dagnino, il rischio da evitare è che singole pronunce giurisprudenziali vengano utilizzate come precedenti generalizzati anche in contesti molto diversi tra loro.

«Occorre prudenza – conclude – perché decisioni nate in casi specifici non diventino automaticamente il paradigma per altre vicende meno nette».

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